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Lavoro dipendente all’estero e doppia imposizione
L'articolo è stato pubblicato in "Diritto & Pratica del Lavoro", il settimanale di amministrazione, gestione del personale, relazioni industriali e consulenza del lavoro di Wolters Kluwer.
Il presente contributo si pone come obiettivo quello di esaminare le peculiarità nonché le criticità legate all’applicazione del regime della c.d. “retribuzione convenzionale” previsto dall’art. 51, comma 8-bis, del D.P.R. n. 917/1986 (Tuir) che, dal lontano 2001, costituisce la base imponibile ai fini fiscali del reddito di lavoro dipendente prodotto all’estero da parte di un lavoratore fiscalmente residente in Italia distaccato all’estero, o ivi assunto con un contratto locale.
Infatti, la sempre maggiore internazionalizzazione delle imprese impone alle stesse di spostare personale all’estero, per periodi più o meno lunghi, al fine di soddisfare specifiche esigenze operative, organizzative o di business della consociata estera, piuttosto che della stessa capogruppo.
Tuttavia, se da un lato, l’introduzione di tale istituto ha comportato e comporta un indubbio vantaggio fiscale in capo al dipendente, dall’altro lato, la relativa applicazione comporta dei profili di criticità tuttora irrisolti che verranno esaminati nel prosieguo dell’articolo.
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