Private Equity Report 2026: cosa ci dicono i risultati chiave italiani

L’Italia punta sulla stabilità e sulla qualità della leadership. Il mercato domestico batte il mondo per predittività dei risultati.
  • Performance solide e prevedibili: il 55% dei portafogli italiani registra performance perfettamente in linea con le attese a tre anni, un dato superiore di 11 punti percentuali rispetto alla media globale (44%), segnando una minore volatilità nel mercato domestico.
  • Strategie distintive: mentre il mondo punta sul Growth Capital (73%), l’Italia privilegia i Leveraged Buyout (64%), segnale di una cultura d'investimento orientata al controllo e alla strutturazione finanziaria.
  • Il fattore Leadership: il divario di visione con il management è una preoccupazione per il 40% dei leader italiani, un dato quasi doppio rispetto al dato globale (23%).
  • TMT in vetta: il settore Technology & Telecommunications rappresenta il principale target per il 58% degli investitori italiani, in linea con il trend globale.
  • Espansione internazionale come driver di crescita: la maggior parte delle società riporta sviluppo sia nei mercati domestici (30%) sia nelle operazioni cross-border (32%).
  • Incertezza geopolitica e dinamiche di mercato: il rischio più citato per le performance di portafoglio (64%).

Milano, marzo 2026 – In un’economia globale segnata da crescenti complessità geopolitiche, il Private Equity italiano, si dimostra più solido e meno volatile rispetto ai mercati internazionali. È quanto emerge dal Global Private Equity Report 2026, l’indagine annuale di Forvis Mazars - network internazionale di servizi professionali - che ha coinvolto oltre 800 professionisti in sei macro-regioni globali e più di 50 operatori chiave del mercato italiano.

Il report delinea un settore che sta progressivamente uscendo da una fase di turbolenza per entrare in una nuova fase di maggiore stabilizzazione e disciplina nella creazione di valore. Saranno la crescita strategica cross-border e la creazione di valore guidata dalla tecnologia i fattori chiave per superare questa fase.

Nonostante le incertezze geopolitiche, il clima di ottimismo appare infatti in miglioramento con due terzi dei fondi italiani che si dichiarano fiduciosi nella crescita del portafoglio nel 2026. Sebbene la raccolta di capitali rimanga complessa, la disponibilità di “dry powder”( fondi raccolti non ancora alloccati) resta elevata: la sfida per quest’anno non sarà tanto l’accesso alle risorse, quanto la capacità di allocarle efficacemente in asset di qualità e in settori resilienti.

L’Italia: un mercato di "certezze" in un mondo volatile

L’analisi evidenzia come il mercato italiano del Private Equity si distingua per una eccezionale capacità di esecuzione e di anticipazione delle dinamiche di mercato. Rispetto al panorama globale, dove le performance sono spesso imprevedibili, l’Italia mostra un profilo di rischio-rendimento più stabile: il 55% delle exit in Italia chiude in linea con il piano previsto ad inizio investimento, contro il 44% della media mondiale. Un’elevata affidabilità confermata dal livello di soddisfazione: due terzi dei fondi italiani non rinuncerebbero a più del 10% delle proprie operazioni concluse in passato.

Il contesto di mercato incide in modo significativo sulla performance degli investimenti: alcune operazioni di exit risultano più complesse e il ricorso alla leva finanziaria può comportare rischi più elevati. Tuttavia, mediante una strategia adeguata, è possibile governare tali dinamiche e compensare eventuali flessioni di rendimento, poiché rientra nella natura stessa dell’attività del PE” commenta Maurizio Galati, Director Financial Advisory di Forvis Mazars in Italia.

Buyout e Growth: l’equilibrio italiano

A differenza del contesto globale caratterizzato da un netto dominio delle strategie di Growth Capital[1] (73%), l’Italia presenta un mix più bilanciato. Il 64% degli investitori italiani indica il Leveraged Buyout[2] come strategia prevalente, seguita a brevissima distanza dal Growth Capital (60%). Questo riflette una cultura d'investimento nazionale ancora fortemente orientata al controllo delle imprese e alla strutturazione finanziaria delle operazioni, pur mantenendo una forte attenzione al supporto della crescita industriale.

Le sfide principali in Italia

Incertezza geopolitica ed evoluzione del mercato emergono come principali tendenze esterne che i fondi di private equity si aspettano che impatteranno negativamente le performance di portafoglio (64%). Molti fondi stanno quindi ponendo maggiore attenzione agli sviluppi geopolitici che influenzano i loro mercati di riferimento, adottando un approccio più prudente, pur cogliendo alcune nuove opportunità nell’ambito delle operazioni di M&A.

La leadership come leva per la creazione di valore

Per i fondi italiani, la vera sfida, ma anche la principale opportunità, riguarda le persone. Il report evidenzia una sensibilità verso i temi di governance: la mancanza di allineamento con il management è indicato come una criticità dal 40% dei fondi italiani, contro il 23% della media globale. Di conseguenza, lo strumento principale per mitigare i rischi finanziari e operativi diventa l'attenta selezione della leadership (60%), affiancata da un monitoraggio rigoroso dei KPI e dal supporto diretto all'esecuzione della strategia. Questo riflette la centralità del management di guidare la crescita, sostenere la trasformazione delle società partecipate e garantire continuità nei risultati.

Tecnologia e AI: i nuovi motori del portafoglio

La capacità di articolare una chiara tesi settoriale rappresenta oggi un fattore chiave per la competitività del portafoglio. In questo contesto, la scelta dei settori su cui concentrare gli investimenti diventa sempre più strategica. Il settore Technology, Media & Telecommunications (TMT) ha ufficialmente superato i servizi finanziari come comparto più attrattivo a livello globale ed è la priorità assoluta anche in Italia (58%), supportati dalla continua digitalizzazione delle imprese e dalla domanda crescente di servizi tecnologici.

Parallelamente, l’intelligenza artificiale sta evolvendo da tecnologia sperimentale a fattore abilitante lungo l’intero ciclo dell’investimento. In Italia, l’integrazione di strumenti di data analytics e AI è ormai considerata essenziale per trasformare le strategie di investimento in performance misurabili: l’adozione di modelli predittivi e soluzioni AI-driven consente di affinare la valutazione dei rischi, accelerare i processi decisionali e identificare leve di creazione di valore non immediatamente evidenti, rafforzando così l’approccio industriale e di lungo termine tipico degli investitori più evoluti.

 

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