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Improving performance and increasing profitability through risk understanding
La previdenza complementare italiana sta entrando in una nuova fase di maturità. Il sistema cresce, ma il vero cambiamento riguarda la qualità: non basta più allargare la platea degli aderenti, occorre garantire continuità nella partecipazione e adeguatezza delle prestazioni nel tempo.
Lo conferma la Relazione 2025 della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP), che fotografa un settore solido: oltre 10,4 milioni di iscritti e circa 262 miliardi di euro di risorse accumulate, in crescita rispettivamente del 4,8% e del 7,7% rispetto all'anno precedente.
È in questo scenario che si inserisce la riforma della previdenza complementare prevista dalla Legge di Bilancio 2026, destinata a ridisegnare il quadro normativo e operativo del settore e a rafforzare il ruolo dei fondi pensione e della vigilanza COVIP.
Le modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge 199/2025) al D. Lgs. 252/2005 non sono interventi isolati, ma ridisegnano il funzionamento della previdenza complementare: modalità di adesione, gestione delle risorse, prestazioni, incentivi fiscali, portabilità e destinazione del TFR.
Il tratto comune di queste misure è la centralità dei meccanismi predefiniti: l'ingresso nel sistema e le prime scelte di investimento avvengono sempre più spesso attraverso l'estensione dell'adesione automatica e l'introduzione di percorsi di investimento predefiniti, coerenti con età e orizzonte temporale dell'aderente. Allo stesso tempo, la riforma amplia la flessibilità nell'utilizzo del montante accumulato, rendendo ancora più centrale la qualità delle decisioni e dell'informativa nella fase di erogazione.
A questo cambio di paradigma si accompagna un ampliamento degli strumenti di intervento della COVIP, che rafforza sia i controlli sia la propria capacità di orientare le scelte del mercato attraverso la regolamentazione.
Per dare attuazione alla riforma, nel corso di giugno 2026 la COVIP ha adottato una serie coordinata di interventi che definiscono criteri applicativi e standard operativi per i soggetti vigilati:
Nel quadro complessivo delineato, tali disposizioni configurano un assetto normativo più articolato e organico, in cui i fondi pensione sono chiamati a recepire criteri applicativi coerenti con le indicazioni della vigilanza e ad adottare gli opportuni presidi.
Nel 2025 l'azione della COVIP si è mossa in continuità con l'attività di vigilanza consolidata, ma con un'evoluzione chiara: un approccio sempre più orientato alla qualità dei processi e dei presidi organizzativi dei fondi pensione. La vigilanza si configura oggi come un modello integrato e basato sul rischio, che va oltre il controllo formale e interviene in modo trasversale su governo, controllo e gestione dei fondi.
Le attività di controllo si estendono in modo coordinato a quattro aree:
L’evoluzione del quadro normativo nazionale si inserisce in un contesto europeo sempre più orientato alla gestione dei rischi di lungo periodo e caratterizzato da un rafforzamento progressivo delle aspettative di vigilanza.
Accanto agli ambiti sopra descritti, infatti, l’azione della COVIP si concentra in misura crescente su profili connessi all’evoluzione dei fondi pensione in termini di organizzazione, investimenti e utilizzo delle tecnologie. In particolare, assumono rilievo la sostenibilità, l’integrazione dei fattori Environmental Social and Governance (ESG), la gestione dei rischi dell’Information and Communication Technology (ICT) e la qualità degli strumenti digitali che, per la loro crescente incidenza nei processi, richiedono specifici presidi organizzativi, procedure di controllo dedicate e un rafforzamento delle competenze interne.
Nel complesso, emerge un modello di vigilanza orientato alla valutazione concreta dei processi e dei sistemi di controllo e all’effettiva capacità dei fondi pensione di presidiare le decisioni rilevanti, che richiede ai fondi pensione un’integrazione strutturata e coerente tra governance, controlli e gestione operativa.
I principali ambiti di evoluzione del quadro regolamentare europeo, che incidono direttamente sull’operatività e sulla gestione dei fondi pensione, riguardano:
Meritano menzione anche le iniziative promosse dall’European Insurance and Occupational Pensions Authority (EIOPA), tra cui gli stress test periodici; tali iniziative forniscono evidenze rilevanti sull’evoluzione dei rischi che interessano il sistema dei fondi pensione, contribuendo a orientare la vigilanza nazionale verso un approccio stabilmente basato sul rischio e su valutazioni di natura prospettica.
Il contesto europeo delinea un quadro in cui le aspettative di vigilanza si orientano verso modelli caratterizzati da livelli di esigenza più elevati in termini di gestione dei rischi e capacità dimostrativa delle scelte adottate. In tale scenario, l’adeguamento degli assetti organizzativi e dei sistemi di controllo diventa un passaggio chiave, in risposta a un contesto regolamentare in progressivo consolidamento, caratterizzato da una maggiore attenzione alla sostenibilità, alla solidità operativa e alla qualità dei processi decisionali.
Il nuovo quadro delineato comporta per i fondi pensione sfide che riguardano principalmente il rafforzamento della qualità della gestione e dei presidi operativi, in un contesto in cui la neutralità delle scelte predefinite viene meno e le modalità di adesione e di allocazione iniziale delle risorse diventano parte integrante del disegno previdenziale. Proprio per questo, tali scelte si configurano come un elemento centrale sotto il profilo della responsabilità dei fondi pensione, i quali sono chiamati ad assicurarne una gestione coerente attraverso assetti di governance e sistemi di controllo a tutela degli aderenti.
In questo contesto, diventa in primo luogo rilevante il presidio dei processi di adesione alla previdenza complementare, con specifico riferimento alla gestione operativa delle adesioni automatiche, agli obblighi informativi e al corretto avvio dei rapporti previdenziali. La definizione di regole puntuali in materia di adesione richiede ai fondi pensione di rafforzare gli strumenti di controllo e i flussi informativi, anche in coordinamento con i datori di lavoro, al fine di garantire la corretta destinazione delle risorse e la piena trasparenza nei confronti degli aderenti.
Parallelamente, la gestione delle “scelte predefinite” si colloca tra i principali ambiti di attenzione; infatti, la formalizzazione di criteri minimi vincolanti per i percorsi di investimento comporta che i modelli life cycle e le modalità di allocazione automatica delle risorse diventino elementi centrali nell’offerta previdenziale. In tale ambito, i fondi pensione sono chiamati a definire e gestire percorsi di investimento coerenti con l’età e l’orizzonte temporale dell’aderente, garantendo presidi adeguati al corretto funzionamento dei meccanismi di riduzione automatica del rischio e il monitoraggio, nel tempo, dell’allocazione delle risorse in coerenza con il profilo degli aderenti e con gli obiettivi previdenziali.
A ciò si aggiunge la maggiore flessibilità delle prestazioni che introduce complessità operative e nuovi rischi, anche di natura comportamentale. Le diverse modalità di accesso al montante, pur ampliando le opportunità per gli aderenti, richiedono informazioni chiare, complete e comprensibili per gli iscritti, al fine di assicurare scelte consapevoli e coerenti con le esigenze previdenziali di lungo periodo.
Le implicazioni di tali trasformazioni si riflettono, da un lato, sull’operatività dei fondi pensione, chiamati a trovare un equilibrio tra complessità gestionale, costi e qualità delle prestazioni, evitando che l’ampliamento delle soluzioni disponibili si traduca in un incremento dei rischi o in una riduzione dell’efficacia del sistema nel lungo periodo; dall’altro, si manifestano direttamente sugli aderenti e sui potenziali nuovi iscritti. In particolare, se da una parte l’introduzione di meccanismi automatici e di nuove opzioni può favorire una maggiore partecipazione, dall’altra cresce l’esigenza di garantire un adeguato livello di comprensione delle decisioni adottate e dei relativi rischi, soprattutto nei casi in cui tali scelte non siano espresse in modo consapevole.
Un ruolo significativo è destinato ad assumere anche il tema della portabilità delle posizioni individuali, che può incidere sia sulla tutela degli aderenti sia sulla competitività tra i fondi. La possibilità di trasferire la posizione tra diverse forme pensionistiche richiede la capacità, per i fondi, di garantire continuità nei percorsi di investimento e coerenza nelle soluzioni offerte, introducendo al contempo, per i datori di lavoro, ulteriori esigenze di coordinamento nei processi di adesione e contribuzione.
Non da ultimo, cresce l’importanza della gestione della relazione con gli aderenti, anche alla luce del significativo numero di iscritti non versanti. La continuità contributiva e l’adeguatezza delle prestazioni risultano strettamente connesse alla qualità della comunicazione, alla trasparenza e al ruolo dei fondi nel promuovere una maggiore consapevolezza e partecipazione degli iscritti alle scelte previdenziali. In tale prospettiva, questi fattori incidono direttamente sulla capacità dei fondi pensione di contribuire a mantenere un adeguato tasso di sostituzione rispetto alla retribuzione.
Nel contesto di una vigilanza con tratti più incisivi e preventivi, assume un ruolo determinante la qualità della governance e dei processi decisionali. Ai fondi è richiesto di assicurare una chiara attribuzione delle responsabilità, nonché la tracciabilità e la coerenza delle decisioni assunte, attraverso assetti organizzativi e sistemi di controllo in grado di supportare un’efficace gestione integrata dei rischi, con particolare riferimento ai profili operativi, digitali e di sostenibilità.
La previdenza complementare italiana si trova, quindi, in una fase di trasformazione strutturale, in cui il rafforzamento degli automatismi non riduce, ma accresce la responsabilità degli operatori, chiamati a garantire che le soluzioni adottate siano adeguate, coerenti con il profilo dell’iscritto e supportate da meccanismi di governo idonei a tutelarne gli interessi nel lungo periodo.
Il ruolo dei fondi pensione prosegue il cammino verso l’evoluzione da meri gestori di risorse a soggetti chiamati a garantire l’equilibrio tra efficienza nella gestione finanziaria, adeguatezza delle prestazioni e salvaguardia degli interessi degli aderenti lungo l’intero ciclo di vita previdenziale, anche attraverso il rafforzamento dei presidi organizzativi e dei sistemi di controllo in vista di una vigilanza sempre più proattiva.
La sfida, dunque, non consiste soltanto nel proseguire il percorso di crescita, ma nel far sì che tale crescita sia accompagnata da un miglioramento della qualità delle decisioni, delle attività operative e dei sistemi di governo, in coerenza con le aspettative dell’Autorità di Vigilanza e con il contesto europeo. In un sistema in cui le adesioni e le scelte di allocazione iniziale sono in larga misura guidate da meccanismi automatici, la capacità dei fondi di gestire e presidiare in modo efficace tali scelte, soprattutto quando non espresse dagli aderenti, diventa il principale indicatore della solidità e dell’affidabilità del settore.
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